Il lavoro è un diritto. Lo stato lo deve capire

Chi di noi non conosce il primo articolo della costituzione? E' uno dei pilastri del nostro paese, ed indifferentemente dall'etnia, status sociale o semplice memoria, ognuno di noi sa di ciò che tratta. Per affrontare quest'argomento, e per cercare di convincervi a firmare questa petizione, riporteremo diversi articoli della Costituzione. Per cominciare riportiamo proprio il primo articolo della Costituzione, nella sua forma integrale:

ARTICOLO 1:
"L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.
La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione."

La Repubblica è dunque fondata sul lavoro, ma se il lavoro manca che cosa accade? Evidentemente nulla, perchè continua ad esistere e gravare sulle spalle dei cittadini. Con tasse dopo tasse, mentre il lavoro continua a diminuire e si arriva a fatica a fine mese.

ARTICOLO 4:
"La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto" [...]

Ma dove sono queste condizioni? Perchè così tante persone si sono ritrovate senza lavoro, e tutt'ora la percentuale di disoccupati continua a crescere?

Sempre nell'ARTICOLO 4:
[...] "Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un'attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società."

Esiste davvero una crescita materiale e/o spirituale? Ciò è possibile in una società che non si preoccupa di fornire ai propri cittadini le condizioni adatte a poter svolgere un lavoro regolare? E' più facile trovare un lavoro in nero, nell'ultimo periodo e con tutte le nuove normative, anche se la Società dichiara di voler combattere questo fenomeno.

ARTICOLO 35:
"La Repubblica tutela il lavoro in tutte le sue forme ed applicazioni.
Cura la formazione e l'elevazione professionale dei lavoratori" [...]

Fermatevi a leggere per qualche secondo e pensate. Non dovrebbe essere difficile capire cosa c'è che non va, giusto? Come fa la Repubblica a curare la formazione l'elevazione professionale di un lavoratore?
Lo fa per caso con un contratto ad inserimento o ad uno di lavoro a progetto? Lo fa grazie al contratto di lavoro a chiamata? A quello di somministrazione di lavoro? O preferisce per caso, la Repubblica, un contratto di lavoro intermittente? O di lavoro interinale? Ci sono davvero tante tipologie di contratti che certamente non forniscono esattamente formazione ed elevazione, eppure la Società non sembra curarsene affatto.
Di certo questi contratti non aiutano a lavorare, ma forse solo a fare dei 'lavoretti'. E' difficile immaginarsi di arrivare a fine mese con questi tipi di lavoro, figuriamoci vivere serenamente.
Siamo sicuri che questi contratti non violino l'articolo 4, in quanto non aiutano un 'progresso materiale e spirituale'?

ARTICOLO 36:
"Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un'esistenza libera e dignitosa" [...]

Quest'articolo non è difficile da capire, ed il contenuto non può essere male interpretato da nessuno. E' chiaro, come è anche chiara, purtroppo, la situazione attuale nella nostra Società. L'articolo spiega come la Repubblica dovrebbe assicurare al lavoratore ed alla sua famiglia una vita libera e dignitosa. Ma dov'è la dignità quando, non riuscendo ad arrivare a fine mese, molte famiglie si rivolgono alle mense pubbliche? Certo, non c'è nulla di male, ma è un'esistenza libera questa? E' un'esistenza dignitosa? E' giusto che i genitori si facciano in quattro per riuscire a dare ai figli tutto ciò di cui hanno bisogno, cercando - magari - anche di non far capire loro come sono davvero messe le cose? E' giusto permettere che alcune famiglie mendichino per vivere?

Ed allora viene da chiedersi: quale valore hanno questi articoli, scritti neri su bianco? Nessuno? Sono solo parole al vento messe lì per illuderci che la Repubblica c'è? Noi vogliamo portarvi a riflettere, e farvi capire: è ora di fare qualcosa per cambiare questa situazione. Firmate dunque questa petizione e vediamo di fare valere i nostri diritti!