La sperimentazione del metodo Stamina non va fermata

Basta alla tutela degli interessi economici delle case farmaceutiche.
Basta a ministri della salute che non sanno prendere decisioni nell'interesse dei cittadini e che ragionano solo e sempre in termini di bilancio. Più tutela per la libertà e la salute delle persone.

La nostra Costituzione all'art. 32 dispone che è compito della Repubblica adoperarsi per tutelare la salute, considerato diritto fondamentale dell'individuo e interesse pubblico collettivo.

Questo precetto ha valore solo se posto in correlazione con la libertà fondamentale dell'individuo di autodeterminarsi in merito al proprio corpo, di decidere quali cure scegliere, e a quali trattamenti medici e scientifici sottoporsi.

Anche la Cassazione a Sezioni Unite - Sezione Penale ha appoggiato e condiviso questa interpretazione. Con la sentenza n. 2437 del 21 gennaio 2009 ha sancito che ogni individuo è in grado di decidere liberamente in relazione a condotte che riguardano il proprio corpo.

E' contraddittorio che uno Stato, dapprima riconosca una libertà, e poi ponga dei limiti alla stessa, assumendo atteggiamenti ostruzionistici verso metodi innovativi che, anche senza la certezza o l'altissima percentuale di probabilità richiesta dalla sperimentazione, migliorano la qualità di vita delle persone. Il valore di una vita è sempre e comunque meritevole di attenzione e di rispetto.

Il diniego all'avvio della sperimentazione si pone in conflitto con il quadro legislativo in materia di atti di disposizione del proprio corpo, che include, tra le parti disponibili del corpo, il midollo osseo. Se il midollo può essere oggetto di donazione da un soggetto ad un altro, si dovrebbe fornire la motivazione giuridica del divieto alla sperimentazione della terapia stamina, consistente nel prelevare cellule del midollo osseo del paziente, con successiva manipolazione in vitro e il conseguente reimpianto nel corpo dello stesso paziente.

Il Comitato istituito dal Ministero della Salute ha bocciato unanimemente il metodo, negando la sua fondatezza scientifica. Questa disapprovazione così rigida deve spingere ad una riflessione: senza prima avviare una sperimentazione, come si può esprimere un giudizio così assoluto?
Lo stesso metodo scientifico necessita di sperimentazione prima di affermare la validità assoluta o l'alta probabilità circa il successo di una procedura.

Anche l'affermazione secondo la quale il metodo presenta un PONTENZIALE pericolo per i pazienti, è debole e criticabile. Lo stesso Comitato Scientifico, così granitico nelle sue affermazioni in merito alla documentazione presentata da Vannoni, si è espresso in termini, neppure probabilistici, ma addirittura di potenzialità. Categorico solo concettualmente quindi.

Sarebbe sufficiente che gli scienziati incaricati ascoltassero le testimonianze dei familiari dei pazienti che sono stati sottoposti alla procedura stamina e che, quotidianamente, sono stati testimoni dolorosi della malattia, e in seguito spettatori di miglioramenti miracolosi, per capire. Le famiglie sono consapevoli che certe patologie non possono guarire completamente. Si accontenterebbero della possibilità migliorare la qualità delle giornate dei loro cari, abbandonati dallo Stato proprio nella malattia. Negare la possibilità di sperimentare significa togliere la speranza a famiglie che da anni lottano contro un dolore che toglie il respiro. Sarebbe come rifiutare le cure compassionevoli ad un malato di cancro. Lo Stato vuole avere sulla coscienza anche questi malati? Uno Stato che si afferma CIVILE, come può girare le spalle ai più deboli?